Creare un piano di misurazione per la Digital Analytics

Dopo aver introdotto la Digital Analytics cerchiamo di capire come implementare un piano di analisi e misurazione in linea con il nostro specifico business.

Come abbiamo già visto, la ci può fornire un aiuto essenziale nell’interpretare i dati utili al processo decisionale. Tuttavia questi dati hanno valore solo se sono rilevanti per il nostro specifico business. Cerchiamo dunque di capire come potremo realizzare un piano di misurazione sfruttando la .

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Strutturiamo il piano di misurazione

La creazione di un solido e strutturato piano di misurazione potrà richiedere diverso tempo e molti sforzi oltre all’impiego di persone, processi e tecnologie: più grande è il vostro business maggiori saranno le energie e le risorse richieste.

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Introduzione alla Digital Analytics

Qualsiasi sia il vostro business, un’attività che non potrete mai esimervi dal compiere è quella dell’analisi dati. Non è una novità, da sempre chi occupa una qualsiasi posizione nel mercato si trova ad aver a che fare con tutta una serie di dati – più o meno complessi – che lo aiutano nei vari processi decisionali.

Negli ultimi anni si sono però verificati alcuni cambiamenti che hanno profondamente rivoluzionato il comportamento degli acquirenti, e di conseguenza si è modificato l’approccio con cui le aziende – grandi o piccole – si relazionano all’analisi dati.

Nel quadro di questi grandi cambiamenti possiamo delinearne tre, di maggior importanza in quanto all’impatto che hanno generato:

  • La diffusione globale di Internet, che ha permesso l’accesso alle informazioni ad una enorme moltitudine di persone: notizie da tutto il mondo sono alla portata di un click.
  • Utilizzo di smartphone e tablet, che consentono una connettività praticamente continua, 24 ore su 24, 7 giorni alla settimana.
  • Il cloud computing, che rende disponibile una potenza di calcolo praticamente infinita a prezzi relativamente bassi.

Se Internet e i mobile device hanno drasticamente modificato il comportamento dei consumatori, che ora hanno a loro disposizione – quasi istantaneamente – recensioni su prodotti, raccomandazioni di amici ed esperti, cataloghi e informazioni sulla competitività dei prezzi ecc., allo stesso tempo il cloud computing ha dato alle aziende la possibilità di analizzare i loro clienti e le loro abitudini mai come prima.

Recuperare dati utili al nostro business, analizzarli, interpretarli e prendere decisioni aziendali relative a questi dati che siano in linea alle richieste dei nostri clienti può essere difficile, un aiuto ci può sicuramente venire dalla digital analytics.

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Utilizzare WordPress su Android con Self Signed Certificate

WordPress per Android m’ha sempre dato parecchie noie quando cercavo di collegarmi via HTTPS ad un server con un certificato SSL creato da una autorità non riconosciuta.

Il fatto è che non mi piace trasmettere informazioni in chiaro e men che meno le password, ma l’applicazione per Android di WordPress proprio non voleva saperne di collegarsi via HTTPS.

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Google Authorship, perché è utile e come implementarla?

Da qualche tempo a questa parte abbiamo cominciato a notare sempre più frequentemente nella di Google alcuni risultati di ricerca che presentano nello snippet, ovvero l’insieme di titolo e di descrizione del risultato di ricerca stesso, ulteriori informazioni rispetto a quelle canoniche che eravamo abituati a vedere, come la foto dell’autore della pagina il suo nome ed altri dettagli.

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Di cosa si tratta?

Come riportato dall’azienda di Mountain View “Google sta sperimentando la visualizzazione delle informazioni sugli autori nei risultati di ricerca per consentire agli utenti di trovare contenuti straordinari” e per farlo utilizzano i dati del social network di Big G: Google+.
La strategia che Google sta portando avanti in quest’ultimo periodo è quella di fare del suo social network, un vero e proprio hub di tutti i propri servizi, basti pensare ai commenti sul Play Store o su Blogger, a Latitude e recentemente persino ad Analytics dove si stanno testando funzioni social.
A questo riguardo anche la SERP non fa eccezioni! Google mette a disposizione uno strumento, l’Authorship, che permette a chi ha un account su Google+ di collegare tutti i propri contenuti pubblicati online, in maniera organica e indipendentemente da dove siano stati generati.

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Scegliere il CMS adatto alle proprie esigenze – Parte II

Dopo aver analizzato il processo che ci porterà alla realizzazione del nostro portale e dopo aver valutato alcune caratteristiche che non possono mancare in ogni buon , cercheremo di analizzare tre alternative specifiche.

Tre alternative a confronto

Prendiamo in considerazione quelli che secondo Builtwith.com sono i tre CMS attualmente più utilizzati al mondo: , e

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Il mio primo ban e la (sfortunata) storia di una Chromecast

Un paio di settimane fa sono stato bannato per la mia prima volta, e la prima volta non la si scorda mai! 😀

Ero alla ricerca di un modo economico per acquistare una (una o un?) Chromecast, un piccolo dongle HDMI che permette di portare nella televisione contenuti multimediali ad un prezzo ragionevole (ca. 35 $) e nel mio stream di Google+ m’era giunta voce di un gruppo d’acquisto. Il GDA veniva proposto in una community chiamata PlayStore per l’ITALIA il cui proprietario, tale+Federico O.S. (ovvero Federico Sabatino), sembrava si stesse cercando persone per massimizzare i costi di spedizione tramite un servizio di virtual address chiamato Simplyaddress.

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Scegliere il CMS adatto alle proprie esigenze – Parte I

Quando approcciamo ad un nuovo progetto, una delle domande principali che ci dovremmo porre è la scelta del CMS adatto rispetto alle nostre esigenze.

Di cosa si tratta?

Dagli anni ‘90 ad oggi abbiamo visto nascere un numero sempre maggiore di Content Management System in grado di aiutare aziende, professionisti e semplici utenti nella creazione e gestione dei loro contenuti online. Col tempo e il progredire della tecnologia molti di questi sono spariti, ne sono nati di nuovi e altri ancora si sono evoluti per esaudire le esigenze di utenti sempre più capaci ed esigenti. Sviluppare e mantenere quotidianamente un sito web è un compito difficile, soprattutto per quelle aziende che non hanno al loro interno un proprio reparto IT adeguato. I vengono incontro a questa problematica aiutandoci a sviluppare progetti online in maniera semplice e consentendo anche ad utenti con delle limitate conoscenze informatiche di seguirne lo sviluppo.

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Creare una pagina di login personalizzata su WordPress

Una recente indagine di mercato ha evidenziato come WordPress sia il CMS più utilizzato al mondo, il 19.3% dei siti web di tutto il mondo utilizzano proprio questa piattaforma che equivale ad una quota di mercato del 57.6% dei siti che utilizzano CMS.

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Di cosa si tratta?

Inizialmente nato come piattaforma di blogging, WordPress viene usato nei modi più vari, si va dal semplice portfolio alla testata giornalistica. Se nel caso del semplice blog solitamente chi accede al back end di WordPress è solo l’autore, in casi più complessi (ecommerce, magazine, helpdesk, ecc..) può essere necessario che vi accedano anche clienti, utenti o collaboratori. Proprio nel caso in cui ci siano altre persone che debbano accedere al back end, modificare la pagina di login dovrebbe essere una di quelle cose da prendere in considerazione.
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Vale la pena essere anonimi?

Sulla scia dell’articolo di Mariangela Vaglio scritto su TechEconomy vorrei buttare giù alcune considerazioni che da un paio di giorni mi stanno passando per la testa.

Mariangela Vaglio nel suo articolo parla dell’impossibilità di essere anonimi in questo mondo digitale a meno che non si sia provetti hacker. Tralasciando la questione puramente semantica dell’utilizzo della parola hacker (io probabilmente avrei usato un più generico smanettone) e sul fatto che avere un livello di anonimità che consenta di navigare online senza lasciare sufficienti tracce per essere individuato è abbastanza alla portata di tutti, vorrei capire se ancora oggi ha senso navigare in maniera anonima.

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Tasker: creare un blocca schermo anti intruso

Qualche settimana fa, approfittando di un’offerta, avevo acquistato Tasker per 1,99 €; attualmente il prezzo è sui 2,99 comunque molto inferiore ai circa 5€ ai quali veniva venduto fino a poco prima dell’offerta!

Per chi non avesse la minima idea di cosa sia, Tasker  è un’applicazione per Android che svolge dei task (insiemi di azioni) sulla base di contesti (applicazioni, orari, date, luoghi, eventi o gesture) definiti in profili creati dall’utente. A completare questo programma già di per sé molto versatile ci sono tutta una serie di plugin e tool.

Tasker logo

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